Nel dubbio..

27 agosto 2009

La Rai rifiuta il trailer di Videocracy.

Stato o religione

21 agosto 2009

E’ un po’ che ci rifletto, ed alla fine ho deciso che non serve uno dei miei post chilometrici per dirlo, perchè si tratta di verità “self-evident”.

Lo Stato, che regola la vita dei suoi cittadini, può e deve dettare regole che si applicano anche all’attività religiosa, ma non può e non deve occuparsi di religione. In particolare ogni manifestazione religiosa deve restare totalmente estranea allo Stato ed alle sue istituzioni.

Quindi, è sbagliata l’ora di religione nelle scuole pubbliche (e per ora di religione intendo quello che viene fatto ora in Italia, cioè l’inserimento di una dottrina religiosa fra le materie di studio).

Inoltre è sbagliato che negli edifici pubblici venga apposto qualsiasi simbolo religioso.

ancora ora di religione

21 agosto 2009

Leggo oggi su Republbica.it:

“Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente della Repubblica numero 122, il Regolamento sulla Valutazione degli alunni è legge. Un provvedimento che conferma una serie di cambiamenti introdotti già quest’anno (come i voti numerici sin dalla scuola primaria e il voto di condotta) ma che contiene almeno tre importanti novità.

La prima, che susciterà certamente polemiche, è quella sui docenti di religione, recentemente estromessi dal Tar Lazio dal computo del credito. Il regolamento non tiene affatto conto della sentenza e siccome ha valore di legge a tutti gli effetti potrebbe “sanare” definitivamente la questione relativa ai crediti e rendere superfluo anche il ricorso al Consiglio di stato annunciato dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini.

Se così fosse la frequenza della religione cattolica potrebbe garantire agli alunni che se ne sono avvalsi, alla stessa stregua di altre attività anche extrascolatiche, un punticino di credito in più. Il tutto, a partire dai prossimi esami di riparazione di settembre e a discrezione dei singoli collegi dei docenti. In questo modo, le insistenti pressioni dei vescovi sul ministero dell’Istruzione, con buona pace di coloro che hanno sostenuto a gran voce la laicità dello Stato e dell’istruzione pubblica, avrebbero ottenuto il risultato sperato. E l’impegno della Gelmini sarebbe stato mantenuto.”

In realtà non è esattamente così.

Intanto il D.P.R. 122/2009 è entrato in vigore ieri, 20.8.2009, ma è stato emesso il 22.6.2009, e quindi non poteva, neanche volendo, tener conto della sentenza del TAR Lazio.

In secondo luogo, le oredinanze ministeriali annullate dal TAR stabilivano cbe “i docenti che svolgono l’insegnamento della religione cattolica partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento”. Questo non è invece previsto dal D.P.R. 122/2009 che si limita a ribadire la (ambigua) situazione che esisteva prima.

Rimane il fatto che in uno Stato moderno la religione e le istituzioni dovrebbero essere cose diverse, mentre così in Italia non è.

Ceterum censeo Silvium Berlusconi esse destituendum

Io non sono disposto a spendere soldi per comprare un giornale che mi rifila la roba che si legge sui cosiddetti “principali quotidiani nazionali”. Non sono neanche disposto a spendere dei soldi, neanche pochi centesimi, per comprare su internet le notizie di quei giornali o per avere il diritto di riprodurle.

Però sarei più che disposto a pagare dei soldi per finanziare delle inchieste giornalistiche.

Cioè, se un giornale mi dicesse: “Guarda, per fare un’inchiesta giornalistica come si deve servono mezzi, persone, capitali. Io ti propongo di finanziarmi questa bella inchiesta che ho in mente, e ti prometto che non mollerò fino a quando non avrò scavato fino al fondo”, io i soldi glieli darei. Poi, se il giornale ha lavorato bene, quando si ripresenta per chiedermi i soldi per un’altra inchiesta io probabilmente glieli ridò.

Il concetto è che cercare di piegare il web per far pagare il lavoro già fatto, come vorrebbero gli editori che ragionano in termini di diritto d’autore, è una battaglia contro i mulini a vento. Invece si potrebbe cercare di sfruttare il web per far pagare il lavoro ancora da fare.

Oh, io l’ho detta. E gratis.

Io non sono disposto a spendere soldi per comprare un giornale che mi rifila la roba che si legge sui cosiddetti “principali quotidiani nazionali”. Non sono neanche disposto a spendere dei soldi, neanche pochi centesimi, per comprare su internet le notizie di quei giornali o per avere il diritto di riprodurle.

Però sarei più che disposto a pagare dei soldi per finanziare delle inchieste giornalistiche.

Cioè, se un giornale mi dicesse: “Guarda, per fare un’inchiesta giornalistica come si deve servono mezzi, persone, capitali. Io ti propongo di finanziarmi questa bella inchiesta che ho in mente, e ti prometto che non mollerò fino a quando non avrò scavato fino al fondo”, io i soldi glieli darei. Poi, se il giornale ha lavorato bene, quando si ripresenta per chiedermi i soldi per un’altra inchiesta io probabilmente glieli ridò.

Il concetto è che cercare di piegare il web per far pagare il lavoro già fatto, come vorrebbero gli editori che ragionano in termini di diritto d’autore, è una battaglia contro i mulini a vento. Invece si potrebbe cercare di sfruttare il web per far pagare il lavoro ancora da fare.

Oh, io l’ho detta. E gratis.

Secondo me è il maiale

19 agosto 2009

Sì, sì, lo so che è solo chiacchericcio estivo (che poi non è tanto diverso dal chiacchericcio autunnale o da quelli invernali e primaverili).

Lo so che non bisognerebbe perderci tempo.

Ma quando uno legge in home page su Corriere.it titoli virgolettati secondo cui Brad Pitt avrebe detto “Clooney? Ma quale velina. Deve fare outing”. E quando uno legge su ilTempo.it che Pitt avrebbe detto “Ma quale velina? George ha un compagno”. Uno dei dubbi se li fa venire. Uno dice: qui c’è qualcosa di strano.

E allora uno va a vedere la frase (l’unica) che Brad Pitt ha detto.

La frase è: “Angie and I will not be getting married until George and his partner can legally do so”

Ora, come sa anche un bambino delle elementari un po’ svogliato che ha fatto il primo anno di inglese, “his partner” non ha connotazioni di genere. Il partner potrebbe essere, grammaticalmente, un partner uomo, una partner donna, un partner transgender o un partner animale.

Dedurre da questa frase che secondo Brad Pitt George Clooney è gay, dovrebbe fare aouting, dovrebbe decidersi a sposare il suo compagno, è una solenne cazzata.

Ok, il Sun, che riporta la frase, ricama sul fatto che gira una leggenda sotterranea secondo cui Clooney sarebbe gay. E qualcuno ha costruito dei castelli su quel “legalmente”, che sottintenderebbe che attualmente Clooney e “his partner” non potrebbero sposarsi perchè la legge in molti stati non permette il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Il che però avvalorerebbe altrettanto bene la tesi che il partner di Clooney possa essere uno dei suoi bulldog (visto che l’amato maiale è ormai morto da un po’, e sposarsi con un maiale morto mi pare un po’ troppo oltre).

Bah. Cosa resta? L’ennesima stupidaggine estiva. Con una constatazione in più: che i giornali italiani riportano allegramente virgolettati assolutamente inesistenti. Il Sun, ben più leggero (almeno nelle intenzioni) del Corriere e de Il Tempo, titola con altrettanta nonchalance ma non si inventa frasi mai dette. Cose di poco conto? No. Il metodo dev’essere lo stesso. Uno può anche spettegolare sulle presunte preferenze sessuali degli attoroni americani, ma ci sono standard minimi.

Poi hai voglia a lamentarti che i giornali non li compra più nessuno.

Ceterum censeo Silvium Berlusconi esse destituendum

Sì, sì, lo so che è solo chiacchericcio estivo (che poi non è tanto diverso dal chiacchericcio autunnale o da quelli invernali e primaverili).

Lo so che non bisognerebbe perderci tempo.

Ma quando uno legge in home page su Corriere.it titoli virgolettati secondo cui Brad Pitt avrebe detto “Clooney? Ma quale velina. Deve fare outing”. E quando uno legge su ilTempo.it che Pitt avrebbe detto “Ma quale velina? George ha un compagno”. Uno dei dubbi se li fa venire. Uno dice: qui c’è qualcosa di strano.

E allora uno va a vedere la frase (l’unica) che Brad Pitt ha detto.

La frase è: “Angie and I will not be getting married until George and his partner can legally do so”

Ora, come sa anche un bambino delle elementari un po’ svogliato che ha fatto il primo anno di inglese, “his partner” non ha connotazioni di genere. Il partner potrebbe essere, grammaticalmente, un partner uomo, una partner donna, un partner transgender o un partner animale.

Dedurre da questa frase che secondo Brad Pitt George Clooney è gay, dovrebbe fare aouting, dovrebbe decidersi a sposare il suo compagno, è una solenne cazzata.

Ok, il Sun, che riporta la frase, ricama sul fatto che gira una leggenda sotterranea secondo cui Clooney sarebbe gay. E qualcuno ha costruito dei castelli su quel “legalmente”, che sottintenderebbe che attualmente Clooney e “his partner” non potrebbero sposarsi perchè la legge in molti stati non permette il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Il che però avvalorerebbe altrettanto bene la tesi che il partner di Clooney possa essere uno dei suoi bulldog (visto che l’amato maiale è ormai morto da un po’, e sposarsi con un maiale morto mi pare un po’ troppo oltre).

Bah. Cosa resta? L’ennesima stupidaggine estiva. Con una constatazione in più: che i giornali italiani riportano allegramente virgolettati assolutamente inesistenti. Il Sun, ben più leggero (almeno nelle intenzioni) del Corriere e de Il Tempo, titola con altrettanta nonchalance ma non si inventa frasi mai dette. Cose di poco conto? No. Il metodo dev’essere lo stesso. Uno può anche spettegolare sulle presunte preferenze sessuali degli attoroni americani, ma ci sono standard minimi.

Poi hai voglia a lamentarti che i giornali non li compra più nessuno.

Ceterum censeo Silvium Berlusconi esse destituendum