Ormai dovremmo saperlo: ogni politico della terra quando vuole farsi benvolere promette meno tasse.

E dovremmo sapere anche che è una promessa idiota perchè le tasse servono a far funzionare lo Stato e quindi delle due l’una: o le tasse non vengono diminuite e la promessa viene infranta oppure le tesse vengono diminuite e qualcosa che si doveva comprare con quei soldi non viene più comprato.

Quindi, in definitiva, il politico che si vuole far benvolere in realtà ci sta dicendo: “vi faccio una promessa che non manterrò, o forse forse la manterrò ma allora vi mancheranno dei servizi e vivrete peggio oppure vi dovrete comprare da soli quei servizi e quindi i soldi che risparmiate in tasse li dovrete comunque spendere altorve”.

E’, comunque la si voglia vedere, una colossale presa per i fondelli, ma noi ci caschiamo come allocchi ogni volta. Dev’essere una specie di riflesso pavloviano, di istinto irrefrenabile. Tipo le zanzare che vanno verso la luce viola pur vedendo che quelle prima di loro sono state fritte.

Oggi alla scuola di mia figlia mi hanno consegnato un foglio dove sta scritto che, siccome lo Stato non passa più i soldi per comprare la carta, le matite, far la manutenzione delle fotocopiatrici ecc., siamo tutti pregati di dare un contributo volontario, altrimenti addio supporti didattici. Et voilà: meno tasse, meno servizi, se vuoi i servizi te li paghi, i soldi risparmiati da una parte escono dall’altra.

La carta igienica si trova ancora nei bagni, ma probabilmente, andando avanti così, anche quella sparirà come già successo in altre scuole.

Eh, ma non ci mettono mica le mani nelle tasche loro! Se vogliamo, noi i soldi non li paghiamo, nessun finanziere ci verrà a cercare e i nostri figli potranno comodamente passare le loro mattinate in aule … vuote.

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Dopo averne sentito parlare bene da parte di molti, siamo andati, muniti di bambini di tre e quattro anni, allo zoo di Lubiana.

Diciamo subito che, come dato di partenza, gli zoo non mi piacciono. Non ho grandissima esperienza di zoo, ma non mi piace vedere gli animali in gabbia. L’unico zoo di cui ho un buon ricordo è lo zoo di Jersey, dove tengono animali in via d’estinzione per cercare di salvarli e reintrodurli nel loro habitat, e non invece leoni, tigri, giraffe, zebre ed elefanti solo perchè sono animali che tutti hanno fin da piccoli sui libri illustrati.

Lo zoo di Lubiana non è del tipo di Jersey, ed ha leoni, tigri, giraffe, zebre ed elefanti.

Gli animali non mi sono sembrati particolarmente sofferenti anche se non molto felici. I leoni, le tigri, i puma, gli orsi, l’elefante, gli scimpanzè stavano in gabbie decisamente troppo piccole per loro. Per troppo piccole intendo dire che in meno di dieci passi (dei loro passi) le percorrevano completamente. Idem per i pochi rettili. Le giraffe e le zebre, pur non avendo a disposizione le sterminate distese della savana, davano invece l’idea che, a patto di avere a disposizione una greppia sempre ben fornita, non desiderano allontanarsi poi troppo. Chi se la passava meglio di tutti erano gli ungulati locali (stambecchi, mufloni, camosci), con recinti abbastanza ampi su pendii molto simili alle loro residenze naturali, e soprattutto il bestiame da fattoria che pascolava placido. Ma per vedere mucche, cavalli, maiali e capre felici non occorre andare allo zoo.

L’otaria (* kalifornijski morski lev = otaria) fa alla mattina ed al pomeriggio il classico show a base di salti nel cerchio, scivolate sulla pancia e palloni in equilibrio sul naso. Non so se lo faccia con piacere, con sofferenza o più semplicemente per ricevere i pesci di ricompensa, ma l’istruttore mi pareva che sorridesse all’animale con fare complice e rassicurante.

Vicino all’ingresso c’è un recinto in cui i visitatori possono entrare liberamente e nel quale si trovano capre, pecore e maiali.

Lungo il percorso ci sono dei tabelloni informativi che sembrano interessanti, ma sono solo in sloveno. Questa, a tralasciare ogni considerazione sugli animali, è la pecca peggiore del parco: è tutto SOLO in sloveno, dalle informazioni sugli animali, al tabellone con gli orari degli eventi, al menù del ristorante interno. Unica eccezione: la mappa del giardino (almeno quello). Il personale dello zoo parla a dire il vero anche in inglese. I camerieri del ristorante neppure questo.

A certe ore è possibile, con un apposito biglietto, dare da mangiare ad alcuni animali.

Bilancio della giornata: i bambini si sono divertiti molto. Non sono però rimasti con gli occhi lucidi dall’emozione per aver visto le zebre o i leoni. Credo che la top five delle cose che sono loro piaciute di più sia: 1) il parco giochi (bello in effetti. Pieno di corde e strutture in legno su cui arrampicarsi); 2) dar da mangiare a capre e maiali (con i secchi di carote e mele ricevuti in cambio dell’apposito biglietto); 3) il parco giochi (sì, di nuovo. Ogni volta che ci si passava davanti bisognava fare una sosta); 4) dar da mangiare all’elefante (gli si potevano porgere le banane sotto la supervisione del custode); 5) lo show dell’otaria.

In definitiva probabilmente ci tenevamo più noi adulti a dire: “Guarda che meraviglia, la giraffa! Guarda che collo lungo” che loro a vedere degli animali che comunque non potevano toccare nè cavalcare nè annusare e che erano quindi solo un po’ più grandi dei magnifici filmati naturalistici che si possono vedere in tv.

Per questo bastava forse una fattoria didattica.