Io non sono disposto a spendere soldi per comprare un giornale che mi rifila la roba che si legge sui cosiddetti “principali quotidiani nazionali”. Non sono neanche disposto a spendere dei soldi, neanche pochi centesimi, per comprare su internet le notizie di quei giornali o per avere il diritto di riprodurle.

Però sarei più che disposto a pagare dei soldi per finanziare delle inchieste giornalistiche.

Cioè, se un giornale mi dicesse: “Guarda, per fare un’inchiesta giornalistica come si deve servono mezzi, persone, capitali. Io ti propongo di finanziarmi questa bella inchiesta che ho in mente, e ti prometto che non mollerò fino a quando non avrò scavato fino al fondo”, io i soldi glieli darei. Poi, se il giornale ha lavorato bene, quando si ripresenta per chiedermi i soldi per un’altra inchiesta io probabilmente glieli ridò.

Il concetto è che cercare di piegare il web per far pagare il lavoro già fatto, come vorrebbero gli editori che ragionano in termini di diritto d’autore, è una battaglia contro i mulini a vento. Invece si potrebbe cercare di sfruttare il web per far pagare il lavoro ancora da fare.

Oh, io l’ho detta. E gratis.

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