Notizie secondarie

20 dicembre 2009

Qualche giorno fa incontro una conoscente moldava che mi chiede tutta preoccupata: "hai saputo quello che è successo a Chisinau". E io: "no, cosa?". E lei mi racconta di questo prete del suo paese che la settimana precedente, dopo aver tuonato durante la messa contro "il governo che, sobillato dagli ebrei, vuole consegnare il paese all’occidente", ha pensato bene di guidare tutti i fedeli, uomini, donne e bambini, a prendere la menorah che sorgeva davanti alla sinagoga, divellerla e deporla ai piedi della statua di un eroe nazioanle moldavo.

Sono piuttosto incredulo. Non tanto, purtroppo, per il fatto in sè, ma piuttosto per il fatto che in genere quando da qualche parte nel mondo succedono queste cose (imbrattamenti di lapidi nei cimiteri ebraici, scritte antisemite sulle sinagoghe, pestaggi di studenti ebrei ecc.) in Italia la notizia viene data. Invece di questo non avevo visto neppure un trafiletto. Niente.

Allora ho cercato un po’ in giro su Internet, e ho faticato un po’ prima di trovare traccia della notizia.

Che ovviamente era vera. Si possono trovare i dettagli qui.

Il simbolo religioso ebraico divelto era una chanukiah, un candelabro a otto braccia che si accende, una candela al giorno, durante la festa di chanuka. Molte comunità ebraiche hanno adottato l’usanza di allestire una chanukiah all’esterno delle sinagoghe per accenderla pubblicamente e condividere così con tutti il messaggio di vittoria della luce sulle tenebre.

Il simpatico prete moldavo, sotto gli occhi della polizia che non è intervenuta, ha compostamente ma risolutamente sradicato la menorah, l’ha gettata ai piedi della statua di Stefano III (uno che si è guadagnato l’appellativo di  "atleta di Cristo" per la sua determinazione nel "tagliare il braccio destro ai pagani") e ha concluso l’opera piantando al posto della menorah una bella croce, il tutto con la sua comunità ordinatamente schierata per farsi riprendere dalle telecamere (il filamto è su youtube).

Notevole lo striscione che (faccio una traduzione maccheronica, ma non credo di sbagliare) dice più o meno "la chiesa ortodossa è madre del popolo rumeno". Una cosa che non mi suona tanto lontana da "la croce è simbolo del popolo italiano".

Tutto questo non su Marte, ma a Chisinau, capitale della Moldavia, che dista da Roma più o meno quanto Madrid, o Londra.

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Aaaaarrghhh

18 dicembre 2009

Questo post è trito e vecchio come quando nelle serate fra amici si inizia a parlare di sigle dei cartoni animati degli anni 80.

Ne hanno già scritto in moltissimi, tanti che non mi prendo neanche la briga di linkarli perchè ce n’è a pacchi ovunque.

Ma io non riesco più a tenermelo dentro e quindi lo scrivo:

Ci sono certe espressioni scritte che non posso assolutamente sopportare. Quando le incontro smetto immediatamente di leggere. Fosse anche la cosa più interessante del mondo, che so, il senso della vita o il finale dell’ultima stagione di Lost, io non riesco più ad andare avanti.

Se volete tenermi nascosto il codice segreto per accedere online al vostro conto corrente miliardario alle Cayman basta che prima ci mettiate una di queste espressioni.

Ora le scrivo, ovviamente senza essere in grado di rileggerle:

–  "tutti pazzi per" (tutti pazzi per il caffè nudi, per l’erobica sui tappeti di formaggio, per i party nelle discariche nucleari ecc.)

–  "ecco il/la … che spopola" (tipo "ecco il video della scimmia fumatrice di sigari avana che spopola su internet")

Bene. Ora per esorcizzarle dovrò cospargere il computer di benzina e incendiarlo.

Dalla home page del Corriere online di oggi, ore 11:30

«Psicolabile tenta ingresso in ospedale ‘Volevo salutare il premier’: bloccato – 11:13 -CRONACHE – Fermato nella notte al San Raffaele un giovane torinese di 26 anni che avrebbe problemi psicologici. Trovate mazze da hockey nella sua vettura. Sulla vicenda indaga la Digos».

E magari adesso scopriranno pure che nel cassetto della cucina teneva dei coltelli.

Dalla home page del Corriere online di oggi, ore 11:30

«Psicolabile tenta ingresso in ospedale ‘Volevo salutare il premier’: bloccato – 11:13 -CRONACHE – Fermato nella notte al San Raffaele un giovane torinese di 26 anni che avrebbe problemi psicologici. Trovate mazze da hockey nella sua vettura. Sulla vicenda indaga la Digos».

E magari adesso scopriranno pure che nel cassetto della cucina teneva dei coltelli.

Allora.

Un tizio ha aggredito Berlusconi.

Sono cose che capitano. Le relazioni fra le persone sono fatte (purtroppo) anche di aggressioni. Vivere in società significa correre il rischio di venir aggrediti da qualcuno. Le ragioni possono essere tante: chi vuole prenderti ciò che è tuo, chi ti odia per quello che sei o che hai fatto, chi ti odia per quello che non sei o non hai fatto, chi è mosso da impulsi incontrollabili per malattia e così via.

L’alternativa è l’eremitaggio e così il rischio di conflitto con gli altri viene azzerato (e di rischi ne sorgono altri).

Inoltre, occupare una posizione di alta responsabilità, o anche solo di vasta visibilità, aumenta enormemente il numero di relazioni con le persone, e quindi aumenta proporzionalmente il rischio di aggressioni.

Per esempio, quattro presidenti americani sono stati uccisi (Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley, John F. Kennedy) e sette sono scampati ad attentati (Richard Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan, George H.W. Bush, Bill Clinton, George W. Bush), alcuni anche per più di una volta.

Sono le regole del gioco.

È capitato, per dire, anche a John Lennon e a Gandhi.

Bene.

Quindi nel caso specifico è ridicolo e pretestuoso chiedersi: “perché tanto odio?”. Non è questione di odio ma di statistica.

È ridicolo e pretestuoso gridare al miracolo per lo scampato pericolo mortale: non c’era nessun particolare pericolo mortale (ok, a meno di non voler sostenere che è un miracolo il fatto stesso che ciascuno di noi sopravvive nonostante l’infinità di accidenti mortali che possono ipoteticamente capitare in ogni secondo, ma qui andiamo sul trascendentale e non è questo il punto).

È ridicolo e pretestuoso sostenere che bisogna porre delle limitazioni all’espressione del pensiero via internet: internet è solo uno strumento e oggetto della limitazione sarebbe la libertà di pensiero, che invece è e deve restare fondamentale e intangibile (che poi nel caso specifico internet sarebbe colpevole di essere il luogo non dove è stato architettato il misfatto ma dove a cose fatte la gente ha commentato dicendo “ben gli sta”).

È giusto aggredire qualcuno? Certo che no.

È giusto sostenere che è legittimo aggredire qualcuno? Ovviamente no.

Siamo obbligati a dispiacerci se qualcuno che detestiamo subisce un’aggressione? Assolutamente no. Siamo obbligati a sostenere con forza il sistema che giudica e punisce i colpevoli, il che è tutt’altra cosa.

Detto questo, capitolo chiuso.

Andiamo avanti.