Pare che Claudio Brachino abbia rivolto, dai microfoni di canale 5, le proprie scuse al dott. Mesiano per aver mandato in onda il noto servizio sui calzini azzurri.

Pare che contestualmente Brachino e Alfano abbiano sottolineato che comunque c’è poco da criticare da parte di chi ha violato la privacy di Berlusconi pubblicando le foto della villa in Sardegna.

No, no, no. Non ci siamo proprio. Ma neanche minimamente.

Primo: la cosa grave (non dico vergognosa, dico proprio grave) non è tanto che un magistrato sia stato filmato mentre passeggiava per la strada facendosi gli affaracci suoi, ma che comportamenti e azioni del tutto normali di quel magistrato siano state descritte come sintomi di stranezza, anomalia, bizzarria, fonte di dubbio sull’opportunità dei suoi avanzamenti di carriera. Ed è gravissimo che il tutto sia successo sulla televisione nazionale appartenente ad un soggetto condannato con sentenza di quel magistrato. Pochi giorni prima. E che quel soggetto sia il presidente del consiglio dei ministri. Quindi non meniamola: non è una questione di privacy; è una questione di poteri pubblici e privati e dell’uso che se ne fa.

Secondo: può anche darsi che il dott. Mesiano si sia seccato per essere stato ripreso. Peraltro, con tutta la simpatia (nel senso letterale di "condividere il sentimento", visto che di persona non lo conosco) che posso avere per lui, l’intromissione nella sua vita privata è un problema che dal mio punto di vista si perde come una goccia nell’oceano di gravità generato dall’uso spregiudicato e moralmente inaccettabile nei confronti della nazione che si è fatto della televisione.

Terzo: quindi le scuse non andavano rivolte al dott. Mesiano (o almeno non solo), ma a tutti noi. E pensare che c’è chi per molto meno (veramente molto meno, pensateci un attimo) si è dimesso… Ah, e a proposito di scuse: per quanto mi riguarda potete anche risparmiarvi la fatica. Delle vostre scuse non me ne faccio molto. Le scuse migliori sarebbero una gestione corretta e prudente dell’informazione.

Quarto: forse avete pestato una merda e adesso cercate di trasformarla in una fortuna, o forse l’avevate addirittura architettato fin dal principio (ah, il scivolare nella dietrologia…), è difficile capirlo da qui. In ogni caso non attacca: non è una questione di privacy e quindi è perfettamente inutile che cerchiate di equiparare casi diversissimi (la privacy di Berlusconi, le dieci domande ecc.). Che poi comunque la differenza fra i due casi sarebbe ad ogni modo talmente evidente e lampante che non ci perdo neanche tempo a scriverla.

Ceterum censeo Silvium Berlusconi esse destitendum

Da questo servizio di “Mattino 5” io deduco che le cose in assoluto peggiori che la tv di Berlusconi è stata capace di trovare sul dott. Mesiano sono che:

– aspettando il proprio turno dal barbiere si fuma una sigaretta sul marciapiede passeggiando su e giù;

– quando gli fanno lo sciampo resta fermo;

– indossa calzini turchese e mocassini bianchi.

E la macchia peggiore della carriera del dott. Mesiano è stata la durata quinquennale (ma nel servizio si parla di fatto del 2006, non di causa iniziata nel 2006) di un processo per danni causati in un condominio da una tubatura rotta (al Tribunale di Milano, in una causa che probabilmente avrà richiesto una consulenza tecnica d’ufficio, probabilmente sarà passata attraverso dei rinvii richiesti dalle parti che avranno tentato una trattativa, forse avrà previsto l’audizione di testimoni che probabilmente non si saranno presentati la prima volta ecc.).

Se questo è il peggio che si può dire di lui, e se si potesse scegliere il giudice dei propri processi (che invece per norma costituzionale è prestabilito dalla legge), io mi sottoporrei in ogni momento con serenità al giudizio del dott. Mesiano.

Certo, non se sapessi di avere torto marcio.

Si dice Israele, non Isdraele!

Siete giornalisti, cazzo, imparate almeno a parlare!

Ma da quando il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano è diventato un Premier?

Mi sbaglierò, forse mi ricordo male, forse prima ero distratto, ma mi pare che non sia stato sempre così, e che tutto sia iniziato con il primo governo Berlusconi.

Prima c’€™era, appunto, il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Negli anni settanta e ottanta ascoltavo i gr, perchè mio papà  la mattina, appena entrava in cucina, accendeva la radio e la mia colazione aveva come sottofondo una serie di sigle, nomi e titoli: CIGL, CISL, UIL, brigate rosse, segretario, presidente del consiglio, capo dello Stato, autonomi, commissario, generale… Premier non c’€™era.

Poi, con gli studi universitari, ho imparato che “€œIl Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità  di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attività  dei ministri”€. Cioè il presidente del consiglio dei ministri è un coordinatore, è quello che fa in modo che i ministri (capi dei vari rami di amministrazione dello Stato: interni, esteri, finanze, sanità , istruzione ecc.) si muovano secondo le linee della politica del governo.

Bene.

Ma a un certo punto, all’€™inizio degli anni duemila, il presidente del consiglio dei ministri è diventato premier.

Senza che le regole, almeno quelle scritte, cambiassero.

Però attenzione: quando cambiano le parole cambiano anche i concetti e con loro i fatti.

E qual è la differenza?

Presidente del consiglio dei ministri significa, appunto, che c’è un consiglio dei ministri, che c’è una sede in cui i massimi vertici dell’€™amministrazione dello stato discutono prima di decidere. Nella qualifica di Premier il collegio sparisce. Non c’è più il coordinatore di un gruppo, ma c’è l’amministratore unico. Niente più capitano della squadra che chiama gli schemi prima dell’€™azione ma che poi si fonde con agli altri nella foto di gruppo, ma c’è solo un unico uomo che muove le leve su cui è puntato un bel riflettore.

Poi premier è più simpatico di presidentedelconsigliodeiministri. Meno grigio. Più autorevole. Autorevole come un capo di stato straniero. Premier è inglese, e quindi più moderno (anche se ormai ci sarebbe da discutere anche su questo). E premier non c’entra con quella cosa odiosa, paludosa e inconcludente che era la politica negli anni cinquanta, sessanta, settanta, ottanta, novanta. Millennio nuovo, vestito nuovo, vita nuova!

Inoltre premier è più veloce, più immediato. E’ˆ piacevole e liberatorio come iniziare a chiamare aspirina una compressa di acido acetilsalicilico. O ecstasy una compressa di metilendiossimetaanfetamina.

Eppoi premier suona un po’ come “premiere”, una festosa ed elegante prima assoluta con ospiti d’onore, abiti scintillanti, champagne e ricco buffet. E ricorda anche “premio”, un concetto gioioso, gratificante: ecco, guarda, sei stato così bravo che ti meriti un bel premier. Fa ridere? Un po’€™, ma il meccanismo mentale è questo. Io fra una cena con un presidentedelconsigliodeiministri o una con un premier sceglierei mille volte il premier.

Ma ripeto: attenzione. Quando una cosa vecchia prende un nome nuovo qualcosa si sta modificando, e se il mutamento non è dichiarato è un mutamento insidioso perchè più difficile da individuare.

Cambiare i nomi alle cose non è come dare una tinteggiatina alle pareti, una volta ogni tanto, per mantenere l’€™ambiente luminoso; è invece come riorganizzare completamente lo spazio della una casa, che può poi diventare qualsiasi cosa, da un’abitazione di lusso a una prigione. Le parole sono i muri divisori e gli arredi della nostra casa mentale e determinano il modo in cui pensiamo e agiamo.

E la cosa che più mi preoccupa è che ho la sensazione che Prodi, che è arrivato dopo la trasformazione del presidente del consiglio dei ministri in premier, sia stato un po’€™ meno premier di Berlusconi, e che Berlusconi 2 sia molto più premier di Berlusconi 1. E che Berlusconi stia diventando “€œil”€ premier, come già  era diventato “€œil”€ cavaliere (alla faccia delle centinaia di altri cavalieri del lavoro insigniti dal 1901 a oggi). Una definizione che è nata con Berlusconi e che rischia di diventare un epiteto di Berlusconi.

Un po’€™ come il re. Che uno ha la sensazione che rimanga sempre il re, anche se a un certo punto viene detronizzato, perchè lui nasce con la regalità  nelle vene e resterà  il re fino alla fine dei suoi giorni, anche quando torna a calpestare la terra del suo ex regno dopo sessant’anni di esilio.

Non so quanti se ne stiano accorgendo.

A me ‘€˜sta cosa non piace neanche un po’€™.

Ceterum censeo Silvium Berlusconi esse destituendum