Wishful thinking

31 marzo 2010

Ma se il ministro Fitto ha presentato le proprie dimissioni per aver sostenuto in Puglia un candidato che non è stato eletto, il ministro Brunetta che si è candidato lui a Venezia ed è stato sconfitto cosa dovrebbe fare?

Due piccole soddisfazioni in una ben triste giornata.

Discalimer: ciò che scrivo in questo post può essere poco aggiornato ed è comunque completamente basato sul gusto personale del titolare di questo blog che non ha alcuna competenza nella degustazione dei gelati se non quella datagli dalle sue papille gustative.

A Trieste, secondo le pagine gialle online, ci sono 28 geleterie. Io credo di averne provate circa una quindicina, forse qualcuna di più.

La mia preferita è De Martin in viale XX Settembre. Il viale XX Settembre è la via tradizionale del passeggio triestino. A Trieste andare su e giù per il viale (il viale è per antonomasia il viale XX Settembre) si dice “far vasche”, come nuotare avanti e indietro in una piscina. Altrove si direbbe “struscio”. Però far vasche non significa passeggiare ovunque: significa proprio andre su e giù in viale. Non so se altrove esistano vie pedonali che hanno un loro termine specifico per il passeggio, ma il viale ce l’ha e questo dà l’idea del legame fra la via e il passeggio. In viale ci sono state le prime storiche gelaterie di Trieste: Zampolli e Pipolo. C’era tutta una filosofia dietro Zampolli e Pipolo, un po’ tipo Spandau Ballet e Duran Duran. Ora Zampolli lì non c’è più, mentre Pipolo ha mantenuto, che io sappia, solo il nome. In compenso con gli anni hanno aperto altre gelaterie che, curiosamente, si sono disposte tutte lungo lo stesso lato del viale in ordine più o meno regolare di età dei clienti: prima quella per i ragazzini, poi quella per i giovani, poi quella per gli adulti, poi quelle per i più anziani. La mia preferita, che è De Martin, è verso la zona anziani. Io non sono proprio ancora anziano, ma il fatto di non mischiarmi ai ragazzini contribuisce al fascino che De Martin esercita su di me.

De Martin non è una gelateria stilosa. Ha l’aspetto di un piccolo e ordinato bar di periferia, anche se è in pieno centro. Niente design, niente modernità, niente musica chiassosa. E anche questo mi piace. Dentro ci sono pochissimi e piccoli tavolini dove nessuno mi ha mai scacciato se mi sedevo a consumare la coppetta presa al banco (altrove scrivono a caratteri cubitali che la consumazione ai tavoli costa di più), e fuori ci sono i tavolini, tipici di tutte le gelaterie del viale, ai quali accomodarsi d’estate in tranquillità.

Da De Martin ogni gelato dà l’idea di essere il prodotto di un piccolo lavoro amorevole. E per ogni gelato intendo ogni singola pallina di gelato. Per esempio: il gelato ai pinoli te lo danno aggiungendo sopra la pallina una manciata di pinoli che conservano a parte, per non farli ghiacciare nè inflaccidire. Ogni pallina di gelato al gusto malaga, nella quale le uvette sono morbide e imbevute di marsala (odio quando le uvette del malaga sono secche!), viene arricchita da un po’ di uvette tenute da parte. Il gelato al gusto sacher è un vero spettacolo: alla pallina di gelato al cioccolato con pezzetti di pandispagna al cioccolato viene aggiunto, al momento di servire, un cucchiaino di marmellata all’albicocca e il tutto viene cosparso di un leggero strato di cioccolato fuso che al contatto con il freddo del gelato si solidifica producendo l’effetto della glassa. Poi c’è il gelato “eden” che è alla ricotta fresca variegata alla marmellata di fichi. E d’estate i gusti alla frutta danno l’impressione di essere fatti con la frutta fresca di stagione. Insomma la mia gelateria preferita. Per il mio gusto e il mio carattere.

Rimamendo in viale: andando più in zona giovane, verso l’inizio del viale, si incontra Madison. Molti tavolini interni (con servizio obbligatorio) in un ambiente tendente al rosa che mi ha sempre ricordato un po’ il mobilio della villa di Barbie. La cosa che mi attrae di più da Medison sono i frozen yogurt con la frutta fresca. Forse li fanno anche altrove a Trieste, non so, ma in centro io li ho sempre presi da Medison.

Ancora più verso l’inizio c’è una gelateria che vedo come covo di ragazzini. Non ha tavolini, nè dentro nè fuori, e le vaschette dei gelati sono colme di roba colorata. In più ti fanno le crepe con i toppings.

Vabbè. La mia seconda gelateria preferita a Trieste è Jazzin, sull’angolo fra via Cadorna e via Mercato Vecchio. A due passi da piazza Unità. E’ molto recente, ma si è fatta strada fra le mie preferenze per la qualità del gelato. Frutta fresca nei gelati alla frutta, accostamenti interessanti (tipo pesca e salvia, mela e basilico ecc.). In più hanno tutta una serie di ghiaccioli e di bicchierini già pronti. Infine, siccome non si mangia solo con la bocca ma anche con gli occhi e soprattutto con la testa, di Jazzin mi piace il nome. Che è una stupenda mistura fra jazzing e gli jazzini, cioè i ramponi da ghiaccio che si usano (a dire il vero si usavano) a Trieste per camminare in città quando d’inverno le lastre di ghiaccio, le ripide salite e i refoli di bora minacchiavano di provocare spettacolari scivoloni.

Un cenno lo merita poi la galateria Udevalla, di Strada di Rozzol. La gelateria Udevalla è una gelateria strana. E’ molto periferica. Intorno non ci sono passeggiate, o giardini, o attrazioni particolari. Per arrivarci bisogna percorrere uno stradone, parcheggiare alla benemeglio sullo stradone e poi scendere per delle scalette fino a una stradina sottostante, troppo stretta per sperare di arrivarci direttamente in macchina e riuscire anche a parcheggiare. All’interno della gelateria non ci si può sedere e all’esterno ci sono delle panchette e dei minuscoli tavolini su un risicato marciapiede. La gelateria, non so perchè, porta il nome di una città svedese (Uddevalla) ma con una “d” in meno. Ebbene, perchè uno dovrebbe avventurarsi a prendere il gelato da Udevalla se in centro città le gelaterie certo non mancano? La risposta è: intanto perchè il gelato che fanno è buono e poi, soprattutto, perchè – almeno fino all’ultima volta che ci son stato – le coppette di gelato con panna e sciroppo (che a Trieste si chiamano “berline”) non te le danno in un bicchierino ma in una vaschetta che ti aspetteresti destinata all’asporto di sei-otto palline. Insomma le quantità sono mooooolto generose.

Un posto particolare fra le gelaterie di Trieste ce l’ha Zampolli in via Ghega, detto “Zampega” (poi c’è Zampolli in Cavana, detto “Zampana” e c’era Zampolli in Viale XX settembre detto “Zampale”). I Zampolli sono – così si dice in giro – una famiglia di gelatai della val Zoldana. Credo che i vari Zampolli di Trieste fossero parenti, ma che le varie gelaterie cittadine non fossero di un’unica proprietà. Certamente quella del viale è stata una delle gelaterie storiche di Trieste. Zampega è una gelateria piuttosto piccola, che gode di una posizione abbastanza centrale ma le attrattive topografiche finiscono qui. La strada è decisamente poco attraente, larga e corta, dal traffico copioso e lento. Il locale è adiacente a un semaforo, su un marciapiede stretto, e lo spazio interno è angusto. Ciononostante, Zampega è una delle gelaterie più quotate di Trieste. Ogni sera, passando per via Ghega, a qualsiasi ora lo scenario è sempre lo stesso: un grumo di macchine accostate alla rinfusa davanti alla gelateria e un nugolo di persone pigiate sullo stretto marciapiede a godersi in piedi il gelato inalando gas di scarico e ascoltando il rumore del traffico. Si dirà: per produrre tanto entusiasmo nonostante il panorama non proprio entusiasmante, il gelato dev’essere strepitoso. Sarà… Certamente il mio giudizio è inquinato dalla mia indole bastiancontraria (se piace a tutti a me non piace), ma a me pare che il gelato di Zampega sia buono ma non eccezionale. Migliori sono le loro granite (pochi gusti ma artigianali, non quelle di macchinetta, e serviti con panna) e le torte di gelato. Ma le palline, buone sì, ma insomma. E poi c’è quest’altra cosa che non riesco a scrollarmi di dosso: Zampega è, nell’immaginario popolare, il capofila trainante degli aumenti del costo del gelato. Ogni anno dieci centesimi in più alla pallina. Prima Zampega, poi gli altri. Ora siamo a un euro e trenta. Me par ‘sai.
… to be continued

LOST S06E09

24 marzo 2010

SPOILER ALERT: se non avete visto la puntata 9 della sesta serie di Lost non leggete oltre.

Ho appena visto una delle peggiori cose televisive dai tempi di College (I ragazzi della terza c già aveva una certa dignità superiore).

Cari sceneggiatori di Lost,

io non vi vedo più chiusi in una stanza indecisi se far decidere al cane o se tirare fuori una tartaruga magica. Io ormai vi vedo chiusi in una stanza a dirvi: “vediamo se incassano anche questa”.

Ditecelo, che siamo le cavie del vostro segreto esperimento psicologico: prima ci addescate e poi provata a vedere fino a che grado di morchia riusciamo a ingoiare prima di mollare.

Però, per piacere, va bene tutto: va bene il contadino spagnolo che però abita alle Canarie giusto per non spostare il set; va bene il villano che impara l’inglese corrente leggiucchiando la Bibbia; va bene il medico/ricco senor (!!!) che con la bocca sporca del grasso dell’arrosto mangiato con le mani dice “io ho la medicina che può salvare tua moglie (eh? ma se ti ha solo detto che ha la tosse! ma se non l’hai neanche vista) ma costa molto cara” e poi getta con disprezzo a terra la catenina, ultimo e più prezioso avere del povero questuante; va bene il naufrago che si ritrova catapultato in mezzo alla giungla con tutta la sua nave ed al tizio che gli dice “se vuoi rivedere tua moglie che ormai è morta devi andare sulla spiaggia e accoltellare il diavolo con questo pungale” risponde “ah, si, ok”. Ma per piacere, per piacere, la macchia di sangue lasciata dal colpo di tosse sul fazzoletto che preannuncia la morte del malato, quella no. E’ troppo.

Secondo me sarebbe perfetto.

Si mette in mezzo alla camera dei deputati, o in mezzo al consilgio dei ministri, o davanti alle telecamere e dice: “Bbboooni. Statebbbooooni.”

Mission accomplished. Ruolo istituzionale concluso.

Chi offre di più?

15 marzo 2010

Oggi Repubblica online sostiene che berlusconi ques’anno ha guadagnato 8 milioni di euro in più

Secondo il Corriere online l’aumento è di 9 milioni di euro.

Mentre scrivo questo post sento il giornale radio. Nei titoli sostenevano che il guadagno supplementare era di “quasi 10 milioni di euro”. Poi, nel servizio, parlavano di 8,5 milioni in più.

Oh, ma sono milioni di euro! Cioè miliardi di lire! Ma come si fa a sparare così i numeri a casaccio?

Dice: vabbè, ma è sempre un pacco di soldi in più; che differenza fa se sono 8, 9 o 10. Il punto è che stando al governo lui, che già era ricco, è ancora più sfondato e noi, che già ce la battevamo male, stiamo messi ancora peggio.

Fa eccome, invece. Siete giornali! Volete dare delle notizie in modo serio?

Sennò titoliamo pure “berlusconi quest’anno guadagna un fantastiliardo in più” o “berlusconi accumula un ultraziliardo di euro”.

Chi offre di più?

15 marzo 2010

Oggi Repubblica online sostiene che berlusconi ques’anno ha guadagnato 8 milioni di euro in più

Secondo il Corriere online l’aumento è di 9 milioni di euro.

Mentre scrivo questo post sento il giornale radio. Nei titoli sostenevano che il guadagno supplementare era di “quasi 10 milioni di euro”. Poi, nel servizio, parlavano di 8,5 milioni in più.

Oh, ma sono milioni di euro! Cioè miliardi di lire! Ma come si fa a sparare così i numeri a casaccio?

Dice: vabbè, ma è sempre un pacco di soldi in più; che differenza fa se sono 8, 9 o 10. Il punto è che stando al governo lui, che già era ricco, è ancora più sfondato e noi, che già ce la battevamo male, stiamo messi ancora peggio.

Fa eccome, invece. Siete giornali! Volete dare delle notizie in modo serio?

Sennò titoliamo pure “berlusconi quest’anno guadagna un fantastiliardo in più” o “berlusconi accumula un ultraziliardo di euro”.