Leggo un articolo pubblicato da Repubblica online il 13 marzo 2009, dedicato alla vicenda dello stupro della Caffarella.

L’articolo si conclude così:

Intanto a Bucarest prosegue la comparazione tra il Dna rilevato alla Caffarella con i codici genetici di una ventina di familiari e amici dei due sospettati. Gli investigatori sono sulle tracce di alcuni cugini di Alexandru Loyos, che il giorno dello stupro di San Valentino si trovavano a Roma

E mi viene in mente:

Pater, hercle, tuus – ille inquit – male dixit mihi! Atque ita correptum lacerat iniusta nece**

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*Questa favola è scritta per quegli uomini che oppromono gli innocenti con falsi pretesti.

**Allora tuo padre, perd-o – dice quello – ha parlato male di me! E così, lo afferra e lo sbrana dandogli una morte ingiusta.

Fedro, ca 15 a.E.V. – ca 55 a.E.V., dalla favola del lupo e dell’agnello

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Noi siamo costruiti in modo da interpretare la realtà attraverso uno schema causa-effetto.

Non so se anche gli altri animali lo facciano; alcuni sembrano pianificare un poco le proprie azioni, prevedendo le conseguenze oltre un orizzonte un po’ più esteso del futuro immediato, altri sembra che non lo facciano ma in ogni caso nessuno pare in grado di strategie complesse e a lungo termine come quelle dell’uomo.

Riconoscere uno schema causa-effetto ci rassicura. Non è tanto per il fatto di evitare le conseguenze dannose, perché a volte le conseguenze dannose sono inevitabili; è proprio che in genere per noi l’incertezza di quanto sta per accadere è peggiore di qualsiasi certezza per quanto funesta.

Credo che sia una questione di raggiungere lo scopo per cui siamo stati costruiti. Un fiore è felice se i suoi petali sono perfetti, colorati e profumati; un’automobile è felice se tutti gli ingranaggi funzionano senza attriti; noi siamo felici se riusciamo a riconoscere uno schema causa-effetto.

Platone diceva, mi pare, che le cose del mondo reale erano tanto più belle quanto riuscivano a vincere la corruzione della materia e ad assomigliare al proprio modello ideale ed ultraterreno. Ebbene, il nostro modello è un modello di essere che interpreta la realtà come una serie di cause e di effetti. Si può chiamarla “realizzazione della propria essenza”.

Sforzarsi e tendere alla realizzazione della propria essenza è uno scopo per definizione nobile ed encomiabile, ma ha anche un lato oscuro: la soddisfazione facile del desiderio che consiste nel semplificare le cose complesse. Ha sbagliato strada? Per forza, è una donna. Non si è ricordato un appuntamento? Per forza, è un uomo. Gli hanno rubato il portafogli? Per forza, era a Napoli. Sa ballare bene? Per forza, è negro. ecc.

Alcuni dicono che le generalizzazioni sono frutto della saggezza popolare e che, pur esistendo le ovvie eccezioni, sono un buon punto di partenza; io dico che invece è sempre bene sforzarsi di capire ogni singolo caso.

A parte però queste considerazioni, c’è il lato oscuro del lato oscuro, cioè le semplificazioni create da chi dovrebbe per mestiere dare agli altri gli elementi per cercare di capire meglio il mondo, e invece forniscono pappette premasticate e semplificate così loro, quelli che dovrebbero raccontare i fatti, hanno un lavoro semplificato perché non devono più che tanto sforzarsi a cercare i pezzi del puzle, gli altri, quelli che si fanno raccontare i fatti, non devono sforzarsi a interpretare la realtà sempre complessa e mutevole e la incasellano invece in un cassettino bello semplice e rassicurante, e tutti sono contenti ed ottusi.

Così ad esempio, quando uno inizia a sparare apparentemente senza motivo agli altri e fa numerose vittime, di fronte alla difficoltà di capire un gesto apparentemente impossibile da capire, si propone e si mastica la soluzione facile facile: colpa dei film horror, dei videogiochi e di Internet.