un lungo post dove si parla del Gioco del Rispetto, della teoria del gender, del Piccolo, di Dipiazza e di Dave Winer


 
Partiamo dal fatto che la “teoria del gender” non esiste. Non più delle scie chimiche, dei rettiliani, dei vaccini che causano l’autismo, dei Protocolli dei Savi di Sion e di Babbo Natale. Non esiste un movimento capillare e sotterraneo che lavora per inculcare l’idea che “ciascuno può scegliersi liberamente il sesso”, che “la differenza di sesso non esiste” o che “non serve che i bambini abbiano una mamma e un papà”.

Esistono invece degli studi e delle riflessioni, soprattutto a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, su quanto di ciò che noi consideriamo femminile e maschile sia legato alla biologia e quanto invece alla cultura. Prendersi cura della casa o occuparsi della manutenzione dell’automobile sono cose che hanno a che fare con la nostra natura di uomini e di donne o con il ruolo che la società ha assegnato a ciascuno di noi in quanto uomo o donna? Gli studi che girano intorno a queste domande sono a volte definiti come “studi di genere”. Ecco, gli studi di genere hanno solo una vaga assonanza con questa roba qui, sulla quale in alcuni ambienti religiosi hanno appiccicato l’etichetta di “teoria del gender” per creare uno straw man contro cui condurre una battaglia che con gli studi di genere non c’entra nulla: la battaglia contro la genitorialità delle coppie omosessuali.

Quindi la teoria del gender non esiste, ok?

Ok. Bene, il Gioco del Rispetto non riguarda né la “teoria del gender” (che non esiste) né, almeno direttamente, gli studi di genere. Il Gioco del Rispetto riguarda il fatto che è giusto trattare le persone superando i pregiudizi e gli stereotipi, in particolare gli stereotipi di genere. Se a un bambino piace giocare alla casa e a una bambina piace vestirsi da (stavo per scrivere “Zorro”) Spiderman non vanno presi in giro. Se un ragazzino ama guardare Titanic e piange ogni volta che vede Leonardo di Caprio che si inabissa per salvare Kate Winslet non va bullizzato, come non va bullizzata una ragazzina che ama indossare solo jeans larghi e camice a quadroni stile boscaiolo. Dice “ma la parità fra uomo e donna l’abbiamo già raggiunta: a cosa ci serve un Gioco del Rispetto?”. Lo spiega la parola: non è questione di parità, ma di rispetto. Gli uomini e le donne oggi possono aspirare a ruoli insoliti per il loro genere, ma che fatica! E quante amarezze! Senza contare che comunque ancora oggi, nel nostro moderno e occidentale mondo del lavoro, a parità di mansioni le donne sono mediamente considerate meno degli uomini. Perché? Perché c’è un bel pregiudizio di genere. Molti si fidano “istintivamente” di più del parere della donna se si tratta di cose famigliari e casalinghe e del parere dell’uomo se si tratta di cose lavorative. E’ vero: da noi le donne non sono costrette a stare a casa ad aspettare che gli uomini tornino dal lavoro, ma la libertà e il rispetto sono cose su cui non va abbassata la guardia e l’asticella va sempre alzata. Si fa presto a tornare indietro. Senza contare che gli adulti si sono, mediamente, costruiti una corazza che li aiuta a sopportare i pregiudizi di genere da cui sono colpiti, mentre i bambini no.

Detto questo, la cosa che più mi colpisce di tutta questa storia del Gioco del Rispetto è un’altra, e cioè il modo in cui è stata trattata la notizia qui a Trieste.

Tutto è nato poco più di un anno fa.

Il 9 marzo 2015 il Piccolo titolava in prima pagina “Bufera sui giochi ‘osè’ all’asilo – A Trieste genitori in rivolta: un progetto educativo, in nome del rispetto tra i generi, prevede che i bambini ‘si esplorino’ e scambino i vestiti tra maschi e femmine” ilpiccolo_trieste6.jpg

Ma davvero???? Ma è possibile???? Mi sono visto questa scena: asilo triestino, interno, una maestra dall’occhio lubrico raccoglie attorno a sé i pargoli e dice “allora bambini, adesso via i vestiti, tutti nudi, toccatevi il pisellino e la passerina, e poi tutti i maschietti si mettono i vestiti delle femminucce e tutte le femminucce i vestiti dei maschietti”; dissolvenza; stacco; esterno, piazza Unità, sotto il Municipio una folla di genitori con torce e forconi chiede la testa di Cosolini.

Può essere andata così?

Incuriosito dal fatto che il Comune promuovesse la masturbazione infantile e il travestitismo negli asili ho indagato un po’ sulla rete.

Ho scoperto che nel dicembre 2014 il Comune di Trieste aveva annunciato l’avvio del progetto “Il Gioco del Rispetto”: un ciclo di sessioni formative per gli insegnanti della scuola primaria e dei ricreatori per promuovere il rispetto reciproco e il superamento degli stereotipi di genere fra uomo e donna, leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso. Dopo questo annuncio, per alcuni mesi non era successo quasi niente. Poi, il 2 marzo 2015 su Vita Nuova online era comparso un articolo a firma Amedeo Rossetti De Scander dal titolo “Il Comune di Trieste spieghi questa pubblica vergogna”, in cui il Gioco del Rispetto e il Comune erano attaccati molto duramente per i contenuti del progetto e per le modalità di introduzione dello stesso. “I figli non si toccano, né fisicamente né emotivamente: questa che viene proposta è violenza” si dichiarava dalle pagine online di Vita Nuova. Incidentalmente, quel Vita Nuova dalla cui direzione era stata rimossa alcuni anni prima per disaccordi col Vescovo Crepaldi Fabiana Martini, vice-sindaco del Comune di Trieste all’epoca dell’avvio del progetto del “Gioco del Rispetto”. Coincidenze? Chiediamolo a Giacobbo e proseguiamo. Intanto Il Piccolo titolava con allarmismo:

Il gioco proposto all’asilo finisce nella bufera – Prevede che i bambini e le bambine ‘nominino i genitali’ e si scambino i vestiti Punta a favorire il rispetto tra i generi. Ma un gruppo di genitori protesta” (Il Piccolo online 9 marzo 2015)

Il Comune ‘assediato’ difende il gioco all’asilo” (Il Piccolo online 11 marzo 2015)

La prima scuola materna interpellata rifiuta 9 giochi su 11 – A porte chiuse l’assemblea con i genitori in svolgimento all’asilo ‘Cuccioli’: si è parlato del controverso ‘Gioco del rispetto’ proposto ai bambini. Presenti anche, all’esterno, agenti della Digos e la polizia municipale” (Il Piccolo online 11 marzo 2015)

Gioco del rispetto, l’ira del centrodestra” (Il Piccolo online 10 aprile 2015)

‘Gioco del rispetto’, la protesta si allarga – Adesioni da Gorizia e Pordenone al nuovo Comitato di genitori contrari al progetto. ‘Monitoreremo cosa accade in classe’” (Il Piccolo online 28 aprile 2015)

A Trieste c’è il Gioco del rispetto: via il figlio dall’asilo” (Il Piccolo online 15 maggio 2015). Con tanto di foto. Aspetta, ma chi è che porta via il figlio dall’asilo? Ah: Amedeo Rossetti de Scander.

Io però nella mia ricerca online ho trovato una storia ben diversa. Su bora.la dell’11 marzo 2015 c’è per esempio una lettera in cui un genitore dell’asilo dove era “scoppiato lo scandalo” del Gioco del Rispetto raccontava la sua versione dei fatti: durante un tranquillo incontro a scuola in cui veniva presentato il progetto un altro genitore “con tono arrogante, inquisitorio e totalmente fuori luogo, ha attaccato in maniera quasi offensiva le maestre e la scuola, dicendo che questi giochi a scopo sessuale e di trasformazione non dovevano e non potevano essere praticati con bambini di questa età.” e che “In seguito, il genitore ha scritto un articolo su ‘Vita Nuova’”. Che si tratti di Amedeo Rossetti De Scander?

Ci sono poi su Internet video, interventi e post su Facebook di chi c’era e riferisce di come il Gioco del Rispetto abbia avuto nei varii incontri un’accoglienza molto buona e sia stato ostacolato solo da pochissime ma attivissime “sentinelle in piedi”.

Il resto è storia più recente. Passa un anno, con le elezioni amministrative cambia la guida al Comune e il nuovo sindaco Dipiazza abolisce il progetto del Gioco del Rispetto. Incidentalmente Dipiazza è molto molto amico di don Ettore Malnati, quel don Ettore Malnati che il 19 giugno 2016 accusava su Twitter la giunta uscente di aver cercato di “alterare l’etica comune” con il gioco del rispetto, oltre che naturalmente che con Dat (le dichiarazioni anticipate di trattamento) e il matrimonio gay. Coincidenze? Giacobbo! Intanto su Vita Nuova online del 19.7.2016 viene intervistato per esprimere la sua soddisfazione Amedeo Rossetti De Scander (è tutto vero!).

Quindi in definitiva a quanto pare tutta la polemica sul gioco del rispetto è stata generata e portata avanti da pochissimi sulla base di fatti distorti e inveritieri. Ma a leggere Il Piccolo sembrava in atto una rivolta contro un progetto educativo che si lasciava intendere essere quanto meno ambiguo: da un lato i genitori infuriati e dall’altro la giunta Cosolini arroccata a difesa della lobby gender.

Insomma il Piccolo non ha mai dato un’informazione corretta. Attenzione: a cercare bene fra le righe si trovano quasi tutti gli elementi, anche le opinioni delle creatrici del progetto e della giunta Cosolini. Anche che “a sollevare la questione del ‘Gioco del Rispetto’, per primo, è stato il padre di un piccolo alunno. Amedeo” (Il Piccolo online 10 marzo 2015). Ma il problema è COME sono stati forniti i dati. Non è mai stato scritto chiaramente che:

1) la “teoria del gender” non esiste ed è una montatura

2) il Gioco del Rispetto non ha niente a che fare con il “gender”, con la masturbazione, con lo spogliarsi, con il toccarsi i genitali, con la sessualità

3) i contrari al Gioco del Rispetto erano una sparuta minoranza fortemente connotata ed estremamente attiva mentre i favorevoli erano la larghissima maggioranza fisiologicamente non organizzata e silente.

Un giornale non deve buttarmi là tutte le informazioni, anche le più strampalate (anzi, urlando con più forza quelle più strampalate e allarmistiche) e lasciare che sia io ad andare a spulciarmi le fonti. E’ il giornale che deve mediare. Ciò che invece ha fatto Il Piccolo è stato montare un caso basato sul nulla. Non ha fatto INFORMAZIONE ma ha creato, come ha scritto recentemente Dave Winer, EMOZIONE. Come quando si presentano le opinioni di un evoluzionista e di un anti-evoluzionista, o di un sciachimista e di una persona normale, come se avessero pari dignità, magari nascondendosi dietro il paravento della par condicio e della neutralità dell’informazione. Se li metti di fronte e crei confusione generi solo emozione e paura. Massoneria scientifica! Complotto! E questo forse fa vendere (un poco) di più. Ma non aiuta a capire.

Il Piccolo in questa opera di disinformazione è stato rapidamente affiancato da ottima compagnia: Libero, il Giornale, Repubblica. Matteo Salvini. Matteo Salvini! Immagino che ognuno abbia i compagni di strada che si merita.

Eppure non era difficile. Il Fatto Quotidiano per esempio ha dato la notizia vera: “Una polemica fondata su una cortina di disinformazione” (Il Fatto Quotidiano online 12 marzo 2015). Anche il Guardian che ha pubblicato un articolo su questo strano fenomeno triestino dove si riesce ad accapigliarsi sul nulla (the Guardian online, 10 marzo 2015).

Una lezione interessante.

Bonus: del “caso Trieste” si è occupato addirittura nel marzo 2015 il programma TV “Virus”, che è andato a intervistare…. Amedeo Rossetti de Scander.

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