Chi offre di più?

15 marzo 2010

Oggi Repubblica online sostiene che berlusconi ques’anno ha guadagnato 8 milioni di euro in più

Secondo il Corriere online l’aumento è di 9 milioni di euro.

Mentre scrivo questo post sento il giornale radio. Nei titoli sostenevano che il guadagno supplementare era di “quasi 10 milioni di euro”. Poi, nel servizio, parlavano di 8,5 milioni in più.

Oh, ma sono milioni di euro! Cioè miliardi di lire! Ma come si fa a sparare così i numeri a casaccio?

Dice: vabbè, ma è sempre un pacco di soldi in più; che differenza fa se sono 8, 9 o 10. Il punto è che stando al governo lui, che già era ricco, è ancora più sfondato e noi, che già ce la battevamo male, stiamo messi ancora peggio.

Fa eccome, invece. Siete giornali! Volete dare delle notizie in modo serio?

Sennò titoliamo pure “berlusconi quest’anno guadagna un fantastiliardo in più” o “berlusconi accumula un ultraziliardo di euro”.

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Allora.

Un tizio ha aggredito Berlusconi.

Sono cose che capitano. Le relazioni fra le persone sono fatte (purtroppo) anche di aggressioni. Vivere in società significa correre il rischio di venir aggrediti da qualcuno. Le ragioni possono essere tante: chi vuole prenderti ciò che è tuo, chi ti odia per quello che sei o che hai fatto, chi ti odia per quello che non sei o non hai fatto, chi è mosso da impulsi incontrollabili per malattia e così via.

L’alternativa è l’eremitaggio e così il rischio di conflitto con gli altri viene azzerato (e di rischi ne sorgono altri).

Inoltre, occupare una posizione di alta responsabilità, o anche solo di vasta visibilità, aumenta enormemente il numero di relazioni con le persone, e quindi aumenta proporzionalmente il rischio di aggressioni.

Per esempio, quattro presidenti americani sono stati uccisi (Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley, John F. Kennedy) e sette sono scampati ad attentati (Richard Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan, George H.W. Bush, Bill Clinton, George W. Bush), alcuni anche per più di una volta.

Sono le regole del gioco.

È capitato, per dire, anche a John Lennon e a Gandhi.

Bene.

Quindi nel caso specifico è ridicolo e pretestuoso chiedersi: “perché tanto odio?”. Non è questione di odio ma di statistica.

È ridicolo e pretestuoso gridare al miracolo per lo scampato pericolo mortale: non c’era nessun particolare pericolo mortale (ok, a meno di non voler sostenere che è un miracolo il fatto stesso che ciascuno di noi sopravvive nonostante l’infinità di accidenti mortali che possono ipoteticamente capitare in ogni secondo, ma qui andiamo sul trascendentale e non è questo il punto).

È ridicolo e pretestuoso sostenere che bisogna porre delle limitazioni all’espressione del pensiero via internet: internet è solo uno strumento e oggetto della limitazione sarebbe la libertà di pensiero, che invece è e deve restare fondamentale e intangibile (che poi nel caso specifico internet sarebbe colpevole di essere il luogo non dove è stato architettato il misfatto ma dove a cose fatte la gente ha commentato dicendo “ben gli sta”).

È giusto aggredire qualcuno? Certo che no.

È giusto sostenere che è legittimo aggredire qualcuno? Ovviamente no.

Siamo obbligati a dispiacerci se qualcuno che detestiamo subisce un’aggressione? Assolutamente no. Siamo obbligati a sostenere con forza il sistema che giudica e punisce i colpevoli, il che è tutt’altra cosa.

Detto questo, capitolo chiuso.

Andiamo avanti.

Ghe pensi mi Â©

30 giugno 2009

Uno poi dice: ce l’hai sempre con Berlusconi.

Si’, in linea di massima ce l’ho sempre con Berlusconi. Perche’ penso che sia intrinsecamente incompatibile con l’interesse della nazione (e non parlo dei fatti degli ultimi mesi).

Detto questo.

Adesso è avvenuto un grave incidente ferroviario a Viareggio. Sono scoppiati alcuni contenitori di gas nella stazione causando il crollo delle palazzine circostanti. Ci sono morti, feriti e dispersi.

Cosa dovrebbe succedere nel mio paese ideale: entrano immediatamente in funzione le squadre di soccorso, il personale medico interviene subito per salvare quante piu’ vite umane e’ possibile, gli addetti alla sicurezza fanno senza ritardo quanto necessario per evitare che il danno a persone e cose si aggravi, le autorità inquirenti raccologono gli elementi per determinare le eventuali responsabilità, si ripristina il prima possibile la normalità ed il tutto viene coordinato da soggetti altamente qualificati secondo efficienti protocolli operativi. Le autorità politiche esprimono cordoglio per le vittime e, se il caso lo richiede (per il particolare turbamento dell’opinione pubblica) partecipano a nome della collettività ai funerali. Poi, a cose finite, se il caso ha rivelato delle inefficienze, i poilitici si occupano di approvare dei protocolli operativi più efficienti e migliori.

Cosa viene raccontato che succeda nel mio paese reale: interviene personalmente e direttamente il presidente del consiglio dei ministri che dichiara “abbiamo già provveduto a trasferire i feriti più gravi negli ospedali e poi subito dopo quest’assemblea a Napoli, andrò a Viareggio a prendere in mano la situazione” (virgolettato di Repubblica, ma ho sentito con le mie orecchie pronunciare sostanzialmente la stessa frase a TGR delle 12:30). Cioè tutto quello che è stato fatto (“abbiamo provveduto”) e tutto quello che sarà fatto (“andrò a prendere in mano la situzione”) dipende dall’intervento diretto del presidente del consiglio dei ministri.

Ora, delle due l’una.

O è avvenuto veramente quello che ci viene raccontato, e allora la situazione è veramente gravissima, perchè significa che non esistono meccanismi di protezione civile efficienti in grado di garantire la sicurezza della popolazione, ed è necessario di volta in volta l’intervento straordinario del capo del governo. E se contemporaneamente scoppia una centrale elettrica in Puglia e si verifica un’esondazione del Po in Veneto? Che facciamo? Tiriamo a sorte dove va prima il presidente del consiglio dei ministri?

Oppure (più probabilmente) le dichiarazioni e le azioni del presidente del consiglio dei ministri hanno scopi meramente propagandistici. Il che mi pare meno grave, ma comunque grave. Da un lato infatti si va a interferire con il lavoro delle squadre di salvataggio e di messa in sicurezza (immagino che nella gestione di una crisi, doversi occupare anche della presenza in loco del presidente del consiglio dei ministri non aiuti), dall’altro si vende al pubblico un’immagine, un modello (il modello del “non vi preoccupate, adesso ci penso io”) che è profondamente sbagliato. Uno stato (a parte forse San Marino e Andorra) non ha bisogno di un governo che vada a drenare l’acqua dalle cantine allagate, ma di un governo che si occupi dell’alta amministrazione del paese. Se un governo deve mandare il suo presidente del consiglio dei ministri sul luogo di un disastro per coordinare le operazioni di salvataggio (cioè neanche un alto funzionario dell’amministrazione, ma il vertice della stessa), è un governo che ha già fallito clamorosamente in partenza perchè il suo compito era quello di fare in modo che esistesse già da prima un efficiente ed autonomo meccanismo di salvataggio che si attivi e funzioni autonomamente.

Ceterum censeo Silvium Berlusconi esse destituendum

“La demenza calunniosa assedia il Cav., che contrattacca con audacia”.

Perchè non “con maschio vigore”?