Visioni semplicistiche su questioni complesse

15 dicembre 2009

Allora.

Un tizio ha aggredito Berlusconi.

Sono cose che capitano. Le relazioni fra le persone sono fatte (purtroppo) anche di aggressioni. Vivere in società significa correre il rischio di venir aggrediti da qualcuno. Le ragioni possono essere tante: chi vuole prenderti ciò che è tuo, chi ti odia per quello che sei o che hai fatto, chi ti odia per quello che non sei o non hai fatto, chi è mosso da impulsi incontrollabili per malattia e così via.

L’alternativa è l’eremitaggio e così il rischio di conflitto con gli altri viene azzerato (e di rischi ne sorgono altri).

Inoltre, occupare una posizione di alta responsabilità, o anche solo di vasta visibilità, aumenta enormemente il numero di relazioni con le persone, e quindi aumenta proporzionalmente il rischio di aggressioni.

Per esempio, quattro presidenti americani sono stati uccisi (Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley, John F. Kennedy) e sette sono scampati ad attentati (Richard Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan, George H.W. Bush, Bill Clinton, George W. Bush), alcuni anche per più di una volta.

Sono le regole del gioco.

È capitato, per dire, anche a John Lennon e a Gandhi.

Bene.

Quindi nel caso specifico è ridicolo e pretestuoso chiedersi: “perché tanto odio?”. Non è questione di odio ma di statistica.

È ridicolo e pretestuoso gridare al miracolo per lo scampato pericolo mortale: non c’era nessun particolare pericolo mortale (ok, a meno di non voler sostenere che è un miracolo il fatto stesso che ciascuno di noi sopravvive nonostante l’infinità di accidenti mortali che possono ipoteticamente capitare in ogni secondo, ma qui andiamo sul trascendentale e non è questo il punto).

È ridicolo e pretestuoso sostenere che bisogna porre delle limitazioni all’espressione del pensiero via internet: internet è solo uno strumento e oggetto della limitazione sarebbe la libertà di pensiero, che invece è e deve restare fondamentale e intangibile (che poi nel caso specifico internet sarebbe colpevole di essere il luogo non dove è stato architettato il misfatto ma dove a cose fatte la gente ha commentato dicendo “ben gli sta”).

È giusto aggredire qualcuno? Certo che no.

È giusto sostenere che è legittimo aggredire qualcuno? Ovviamente no.

Siamo obbligati a dispiacerci se qualcuno che detestiamo subisce un’aggressione? Assolutamente no. Siamo obbligati a sostenere con forza il sistema che giudica e punisce i colpevoli, il che è tutt’altra cosa.

Detto questo, capitolo chiuso.

Andiamo avanti.

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