L’importante è mantenere le tradizioni

6 aprile 2010

Il 2 aprile 2010, ascoltando il giornale radio delle 12:30 su radio 2, sento questa notizia (dal minuto 14 circa in poi): a San Fratello, in provincia di Messina, nonostante la frana che ha colpito il paese nel febbraio di quest’anno, la popolazione ha deciso di non rinunciare in occasione della Pasqua alla tradizionale “Festa dei Giudei”. Si tratta di una festa popolare nella qale i giovani del paese si vestono con costumi sgargianti e, impersonando “i giudei che percossero e condussero Gesù al Calvario”, cercano di irridere e disturbare, con schiamazzi e suoni di tromba, la contrizione dei cattolici per la passione.

Ora, mi si dirà: “ma è una tradizione medievale, mica c’entra con l’antisemitismo”. Mi si dirà anche: “i giudei sono solo una metafora, non si riferiscono agli ebrei”. E ancora: “fa parte delle tradizioni popolari, mica vorrai andare a toccare le tradizioni popolari?”. E infine: “bel rompiballe che sei: questi poveracci hanno avuto una frana che ha mezzo distrutto il paese e tu voi togliere loro un momento di aggregazione della comunità!”.

Io mi limito a osservare: cosa succederebbe se, per dire, a Rehovot (a una trentina di kilometri da Tel Aviv), ogni anno per Pesach facessero la Festa del Cristiano, con i ragazzotti del paese che, vestiti da pagliacci e con la maschera da orco, schiamazzano e ridono prendendo a calci dei finti rotoli della Torah?

Farebbe piacere ai cristiani, e in particolare ai cristiani israeliani?

Eh, ma le tradizioni sono tradizioni…

Questo giudeo ringrazia sentitamente per averlo voluto festeggiare anche quest’anno.

P.S.: poi passo per tignoso io ma, lascinado anche stare la popolazione di San Fratello che magari “alcuni dei loro migliori amici sono ebrei”, è tanto chiedere che il giornale radio rai, della radio rai 2, della radio televisione italiana, tratti con un minimo di attenzione queste “notizie”? Se proprio si voleva citare la Festa dei Giudei fra le milionate di processioni pasquali che ci sono in Italia, era tanto difficile dire due parole che separassero i giudei della festa dai giudei veri?

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4 Responses to “L’importante è mantenere le tradizioni”

  1. fra10minuti Says:

    Sì, può essere che alla fine una tradizione del genere venga strumentalizzata. O che comunque contenga nelle sue viscere quell'antico sentore di antisemitismo che, in ogni caso, è sempre pericoloso.Ma a me sembra quasi un complimento. Quasi per conferire ai "giudei" la funzione di anticonformisti, di ferventi battitori del bigottismo e della falsa contrizione. Siamo già a livelli di pericolosità più bassi rispetto al "perdona i perfidi ebrei" di qualche vecchia preghiera ecclesiastica.

  2. luzmic Says:

    @ fra10minutiIl tuo è un bel modo di vederla, ma temo che non sia questo lo spirito della "festa". Non so come la cosa venga vissuta oggi a San Felice, probabilmente come un'attrazione turistica, ma a me queste cose suonano sempre sinistre. La Pasqua è da sempre il momento in cui le accuse di deicidio (condite di lugubri fantasie sulla preparazione delle azzime) si fanno più concrete e le persecuzioni ai danni degli ebrei più dure, e sarebbe sciocco illudersi che da queste cose si sia ormai vaccinati. Non è che gli uomini medievali fossero fatti di un materiale diverso da quello di cui siamo fatti noi: adesso quelli che "incontriamo e non ci riconosciamo" (per parafrasare De Andrè) sono zingari, musulmani, romeni, africani; domani chi altro? Sull'intolleranza non si può abbassare la guardia.

  3. anonimo Says:

    Parlo da sanfratellano: io partecipo attivamente ogni anno alla Festa dei Giudei (e per "attivamente" intendo dire che mi vesto anch'io, cioè "faccio il giudeo"), ti assicuro che lo spirito non è per niente antisemita… Poichè la Festa dei Giudei di San Fratello è la più antica festa popolare del dramma sacro in Italia (nasce in pieno Medioevo, intorno al 1200 circa), posso dirti che molto probabilmente naque con spirito antisemita, d'altronde nel 1200 la Chiesa Cattolica era un po' come l'Al-Qaeda di oggi, cioè tollerava e anzi incoraggiava le manifestazioni più o meno violente contro gli "infedeli"… Per noi sanfratellani, la Festa dei Giudei rappresenta oggi l'essenza stessa dell'essere sanfratellani, cioè diversi da tutti gli altri siciliani (noi discendiamo dai normanni e parliamo gallo-italico, gli altri sono arabi e parlano siciliano).. Mi ha fatto sorridere l'ultima parte del tuo post: praticamente, vorresti affermare che andrebbe abolita: sai chi, nel 1939, tentò di abolirla? Si chiamava Benito Mussolini (emanò un'apposita legge, ma la Festa dei Giudei si tenne lo stesso, anche se alla sera del Venerdì Santo di quell'anno circa 200 sanfratellani vennero arrestati e mandati al confino per 6 mesi a Lipari)…

  4. luzmic Says:

    @ utente anonimo di sanfratello.Prima di tutto: susa, mi accorgo adesso di aver storpiato il nome del tuo paese chiamandolo San Felice. Ho correttoSecondo: sono contentissimo che tu abbia lasciato questo commento. Questa è la vera è più grande potenza di internet: tu pensi una cosa su quello che succede a 1500 kilometri da casa tua, lo scrivi e ti risponde qualcuno che abita proprio lì, a 1500 kilometri da casa tua. Meraviglioso.Terzo: grazie mille per il tono pacato (mi sono riletto il mio post, scritto peraltro di getto in un momento di stizza, e mi sono reso conto che altri avrebbero potuto rispondermi: "ma che ca**o vuoi da noi? Ma tornatene a casa tua")Quarto (e ti rispondo): non mi pare di aver detto da nessuna parte che per me la festa andrebbe abolita. Di certo non lo penso. Sono però convinto che i simboli siano una cosa potente: tu puoi cercare di disinnescarli quanto vuoi, ma la loro forza evocatrice rimane. Sono sicuro che in te e nei tuoi concittadini non c'è nenache un grammo di antisemitismo (anzi, di antigiudaismo), ma ugualmente mi pare pericoloso dare così la notizia sui mezzi di informazione nazionali senza aggiungere qualcosa del tipo che lo spirito della festa non ha più nulla a che vedere con l'antisemitismo che la caratterizzava nel medioevo. Probabilmente sono fissato io, ma l'intolleranza verso le minoranze è una malattia dalla quale non si guarisce mai del tutto e se non è tenuta sotto controllo si rischiano ricadute.Infine devo dire che, in effetti, io ce l'avevo con il giornale radio e non con San Fratello, ma poi mi è venuto fuori un post che tirava un po' in mezzo anche il paese.


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