Google e l’anatomia delle sentenze

25 febbraio 2010

Un sentenza, civile o penale, in Italia è fatta così:

C’è il dispositivo, che è la parte della sentenza in cui il giudice dice “condanno a sei mesi di reclusione” o “assolvo perchè il fatto non sussiste” o “accerto che Tizio ha usucapito il terreno di Caio” o “dichiaro che questo giudice è territorialmente incompetente” ecc. In pratica è la parte della sentenza in cui il giudice decide in concreto la questione che gli viene sottoposta.

Poi c’è la motivazione, che è la parte della sentenza in cui il giudice spiega in base a quali ragionamenti è arrivato alla decisione espressa nel dispositivo. Si tratta di una parte IMPORTANTISSIMA della sentenza, perchè è solo dalla motivazione che si capisce se la decisione è giusta o meno. Non a caso la Costituzione prevede che “tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati” (art. 111 comma 6 Cost.). E’ un principio di civiltà e democrazia irrinunciabile. Solo nei regimi assoluti il giudice emette verdetti indiscutibili dicendo “decido così e basta”.

Nel processo penale in particolare poi, vige un principio di contestualità in base al quale il giudice deve decidere la vertenza immediatamente dopo la chiusura del dibattimento. Infatti è dal dibattimento che il giudice deve trarre gli elementi della sua decisione, senza rischiare che il suo giudizio venga anche minimamente “contaminato” da fatti successivi. Il dispositivo va quindi pronunciato subito (condanna, assolve, dichiara di non doversi provvedre ecc.). Siccome però la motivazoine può richiedere anche molto tempo (ci sono sentenze che richiedono decine di pagie di motivazione) quest’ultima può essere scritta e depositata anche in seguito (fino a 90 giorni dopo).

Bene, detto questo, della sentenza del Tribunale di Milano di cui tanto si parla in questi giorni, quella con cui tre dirigenti di Google sono stati condannati a sei mesi di reclusione ciascuno per la pubblicazione di un video in cui si vedeva il pestaggio di un ragazzo down, non mi risulta che sia stata ancora pubblicata la motivazione. Anzi, seguendo il link “Testo sentenza” di Repubblica online non si trova nessun testo di nessuna sentenza, ma solo un video in cui il giudice del Tribunale di Milano pronuncia, appunto, il dispositivo.

Quindi, forse le vesti ce le stracceremo comunque, ma a straccarcele aspettiamo di leggere la motivazione.

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