Io il mio lo metto a grattare le etichette delle bottiglie di vino

29 novembre 2009

Non sono un grande amante dei vini. Ne bevo giusto un bicchiere ogni tanto quando capita durante i pasti al ristorante o a casa di amici.

Però mi è dispiaciuto parecchio quando il Tocai non ha più potuto chiamarsi Tocai, per evitare che qualche distratto consumatore potesse correre il terribile rischio di portarsi a casa una bottiglia di vino bianco secco da tavola italiano anzichè un vino ambrato passito da dolce ungherese (il Tokaj Aszu).

E mi è molto seccato quando qui in Italia, dovendo scegliere un nuovo nome per il Tocai che non si poteva più chiamare Tocai, si è deciso di chiamarlo "Friulano", nome che mi sembra oggettivamente di una bruttezza esemplare, completamente fuori luogo (io non ho mai sentito che un vino si chiami Umbro, Toscano o Veneto), con probabile gran gioia di qualcuno dalle parti di Strassoldo (UD) ed amaro scorno per i Triestini.

Io dal canto mio ho fatto voto che mai e poi mai ordinerò una bottiglia di Friulano. Sai la paura dei produttori, ma sono piccole guerre personali.

Però devo dire che se il Tocai non avesse preso il nome scellerato di Friulano, l’ultima pagina de Il Piccolo di ieri, 27 novembre 2009, non avrebbe potuto regalarmi una bella soddisfazione

vinfriul

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