Non statemi a rigirare la frittata, per piacere!

19 ottobre 2009

Pare che Claudio Brachino abbia rivolto, dai microfoni di canale 5, le proprie scuse al dott. Mesiano per aver mandato in onda il noto servizio sui calzini azzurri.

Pare che contestualmente Brachino e Alfano abbiano sottolineato che comunque c’è poco da criticare da parte di chi ha violato la privacy di Berlusconi pubblicando le foto della villa in Sardegna.

No, no, no. Non ci siamo proprio. Ma neanche minimamente.

Primo: la cosa grave (non dico vergognosa, dico proprio grave) non è tanto che un magistrato sia stato filmato mentre passeggiava per la strada facendosi gli affaracci suoi, ma che comportamenti e azioni del tutto normali di quel magistrato siano state descritte come sintomi di stranezza, anomalia, bizzarria, fonte di dubbio sull’opportunità dei suoi avanzamenti di carriera. Ed è gravissimo che il tutto sia successo sulla televisione nazionale appartenente ad un soggetto condannato con sentenza di quel magistrato. Pochi giorni prima. E che quel soggetto sia il presidente del consiglio dei ministri. Quindi non meniamola: non è una questione di privacy; è una questione di poteri pubblici e privati e dell’uso che se ne fa.

Secondo: può anche darsi che il dott. Mesiano si sia seccato per essere stato ripreso. Peraltro, con tutta la simpatia (nel senso letterale di "condividere il sentimento", visto che di persona non lo conosco) che posso avere per lui, l’intromissione nella sua vita privata è un problema che dal mio punto di vista si perde come una goccia nell’oceano di gravità generato dall’uso spregiudicato e moralmente inaccettabile nei confronti della nazione che si è fatto della televisione.

Terzo: quindi le scuse non andavano rivolte al dott. Mesiano (o almeno non solo), ma a tutti noi. E pensare che c’è chi per molto meno (veramente molto meno, pensateci un attimo) si è dimesso… Ah, e a proposito di scuse: per quanto mi riguarda potete anche risparmiarvi la fatica. Delle vostre scuse non me ne faccio molto. Le scuse migliori sarebbero una gestione corretta e prudente dell’informazione.

Quarto: forse avete pestato una merda e adesso cercate di trasformarla in una fortuna, o forse l’avevate addirittura architettato fin dal principio (ah, il scivolare nella dietrologia…), è difficile capirlo da qui. In ogni caso non attacca: non è una questione di privacy e quindi è perfettamente inutile che cerchiate di equiparare casi diversissimi (la privacy di Berlusconi, le dieci domande ecc.). Che poi comunque la differenza fra i due casi sarebbe ad ogni modo talmente evidente e lampante che non ci perdo neanche tempo a scriverla.

Ceterum censeo Silvium Berlusconi esse destitendum

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